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mercoledì 5 novembre 2014
Fusioni? Giammai

FUSIONI? GIAMMAI.  IMPOVERISCONO….IL COMITATO!
di Marco Sembenotti - presidente ViPo Trento
 
Il calcio è strano. Capita che vinci partite impossibili e che perdi quelle meno attese. D’altronde «la palla è rotonda» e rotola dove vuole. Capita pure che due società di calcio di circoscrizioni cittadine limitrofe, che giocano sullo stesso campo, con decenni di sana ed esemplare attività sociale alle spalle, coi bilanci in ordine, una grande attenzione al settore giovanile, un ragguardevole numero di tesserati, decidano in piena coscienza di unire le proprie forze e dar vita ad un’unica società. Di effettuare cioè una fusione, atto previsto e regolamentato da preciso articolo delle Norme Organizzative Interne Figc.
Ebbene, capita che tale operazione sia compresa, condivisa e apprezzata dal mondo del pallone locale ma disapprovata e censurata dal Comitato provinciale Figc che si spinge fino ad esprimere formale parere contrario e inviarlo a Roma a integrazione della richiesta ufficiale di fusione. Davvero strano questo calcio, no?
Poi nella Capitale il pollice verso del Comitato trentino non viene preso ovviamente in considerazione. Né potrebbe essere diversamente giacché le prescrizioni federali sono state rispettate e mai come in questo momento sull'intero territorio nazionale è un susseguirsi di aggregazioni e fusioni varie. D'altronde in un periodo di crisi conclamata come l’attuale è diventato imprescindibile per tutte le attività economiche, comprese pertanto le società sportive, muoversi ricercando economie di scala e attuando severe azioni di spending review.
In quest’ottica, cosa può esserci di maggiormente auspicabile che il superamento delle arcaiche divisioni campanilistiche, degli anacronistici steccati esistenti non fra paesi, ma addirittura fra località, fra rioni, fra strade? Siamo nel periodo storico degli accorpamenti quali antidoto alla frammentazione e alla dispersione delle risorse: vale per i Comuni, per le Casse Rurali, per le Cooperative. La diminuzione delle disponibilità, monetarie e umane, richiede un ripensamento pure nell’esercizio del volontariato: ha ancora senso che società sportive operanti sullo stesso territorio si litighino i rari sponsor, gli ormai pochi dirigenti e i sempre più costosi campi da gioco? 
Il tempo delle vacche grasse è finito. Chi vive da dentro la quotidianità dell’associazionismo sa quanti e quali problemi comporti il gestire una società: la disperata caccia ai fondi, il confronto esasperante con la burocrazia amministrativa, l’ardua ricerca di «personale qualificato» (leggasi dirigenti e tecnici), la scarsa fruibilità degli impianti. Per non dire dell’immane carico di responsabilità di tipo finanziario, civile e penale, che si tira addosso chi accetta di operare in questi ambiti! 
Beh, in siffatto scenario vedere che ci sono società, e quindi persone, che hanno la maturità, la consapevolezza e l’apertura mentale per andare oltre il gretto campanilismo e unire forze, volontà e risorse al fine d’arginare la crisi, migliorare le prospettive e offrire ai giovani e alla comunità un servizio migliore, beh, queste società meriterebbero d’essere ringraziate ed applaudite. In primis, è evidente, dall’organismo che dovrebbe rappresentarle, supportarle, tutelarle: il Comitato federale del territorio.
In questo strano calcio trentino invece non va così. E, incredibile dictu, sono proprio i locali vertici  a distinguersi per una posizione fortemente, ostinatamente critica contro gli accorpamenti effettuati di recente e, in generale, contro l’istituto della fusione sancito dalle sue stesse norme (art. 20 N.O.I.F.). Dove abbiano raccolto gli input per assumere questa posizione, non è dato sapere. Non risulta infatti di società, presidenti, dirigenti che si siano pronunciati a maggioranza in tale direzione, anche perché sono ormai parecchie le fusioni portate serenamente a termine nelle ultime stagioni. Dunque tale fuga in avanti, insistita e incomprensibile, è tutta farina del sacco del Comitato. Ed anche su questo converrà un giorno ragionare, se non altro per rispetto dei principi di democrazia e rappresentanza sanciti dallo Statuto.
Sulla consistenza poi di talune argomentazioni addotte a supporto dell’opposizione all’articolo 20 delle N.O.I.F. vien da sorridere per non piangere! C’è difatti da rimanere basiti a rilevare lo sfacciato candore col quale il presidente del Comitato afferma (pagina 12 della relazione di bilancio) che «il ricorso all'istituto della fusione fra società rischia di compromettere l’attuale organico del Comitato» e che come conseguenza «non mancherebbero ricadute negative anche sul bilancio economico del Comitato».  E’ l’ammissione piena che alla base di tutto ci sono una meschina faccenda di numeri (più società, più prestigio secondo i canoni di autovalutazione dei Comitati) e soprattutto una questione di soldi. Peraltro pochini: una tassa di affiliazione e qualche diritto di iscrizione in meno, misurabili complessivamente in qualche centinaia di euro! 
Che dire di più? Per quanto ci riguarda ci pregiamo annotare che la fusione Villazzano calcio – Povo Scania è andata a felicemente in porto, è nata una nuova realtà, la ViPo Trento, solida, attrezzata, motivata, ben decisa a perseguire la linea della qualità coniugata con una quantità niente affatto “abnorme” come temuto dal presidente Pellizzari nell’espressione del suo parere negativo. E, si tranquillizzi pure, non ci sono tracce in collina di “situazioni negative sotto l’aspetto della promozione sportiva giovanile” e nemmeno dei “riflessi sfavorevoli sul piano della formazione sociale e civile delle giovani generazioni” che annunciava come nefasto prodotto della succitata fusione (!!).  
Per quanto attiene invece alla morale di questa storia, è fonte d’amarezza constatare come a coloro che governano il nostro calcio locale sembra non interessi affatto la salute delle società associate, gli sforzi e i sacrifici che ogni giorno devono sobbarcarsi per tirare avanti e qualificare al meglio la propria offerta sportiva. Quello che conta è che le società non si mettano assieme, che non razionalizzino, che non si consolidino. Altro che “l’unione fa la forza”: restino piccole, magari barcollanti ma numerose e frazionate. E paghino, perché ciò che conta è il bilancio del Comitato! 

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